Covid-19, la gestione domiciliare del paziente fragile

18 marzo 2024
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Covid-19, la gestione domiciliare del paziente fragile



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Una particolare attenzione nella gestione domiciliare del paziente con infezione da SARS-CoV-2 deve essere riservata ai pazienti più fragili, in cui è maggiore il rischio di evoluzione verso una forma severa di COVID-19. Il principale obiettivo del trattamento dei pazienti curati a domicilio è infatti quello di prevenire la progressione della malattia verso una forma severa che possa rendere necessario il ricovero ospedaliero, un obiettivo che può essere oggi facilmente raggiunto grazie ai farmaci antivirali attualmente disponibili. Gran parte delle informazioni a favore del ricorso alle terapie antivirali in questi pazienti provengono da studi clinici in cui erano stati inseriti i pazienti ad alto rischio di progressione della malattia non precedentemente immunizzati. Questi trial hanno permesso di confermare come, rispetto alla popolazione di controllo che aveva ricevuto un placebo, il rischio di ricoveri e decessi fosse significativamente ridotto dalla terapia antivirale (1). Attualmente, essendo gran parte della popolazione vaccinata, è più difficile valutare in maniera precisa l'impatto delle terapie antivirali, in considerazione della significativa riduzione del rischio di evoluzione verso forme severe garantito dall'immunizzazione. Ciononostante, alcuni pazienti continuano a presentare un maggior rischio di progressione della malattia verso forme gravi. Si tratta dei soggetti con età superiore ai 50 e in particolare ai 65 anni e dei pazienti di qualsiasi età in cui la risposta alla vaccinazione per il COVID-19 può essere ridotta perché portatori di una condizione di immunodepressione o in terapia con farmaci immunosoppressori a cui vanno aggiunti gli obesi e i pazienti affetti da malattie croniche. Infine, vanno considerati a maggior rischio anche tutti i pazienti che, per qualsiasi ragione, non siano stati vaccinati o che abbiano effettuato un ciclo incompleto di vaccinazione e, in ogni caso, tutti coloro che abbiano ricevuto l'ultima dose di vaccino da oltre sei mesi, in relazione al documentato calo della protezione conferita dal vaccino nell'arco delle 24 settimane successive alla sua somministrazione. Un aspetto quest'ultimo da considerare con attenzione nel nostro Paese alla luce del fallimento dell'ultima campagna vaccinale in cui la copertura nella popolazione generale è stata solo del 3,7% (2).

Come comportarsi in tutti questi pazienti? In primo luogo, è importante garantire il controllo dei sintomi ricorrendo, come ribadiscono anche le raccomandazioni AIFA per la gestione domiciliare del Covid (3), a un FANS o al paracetamolo nel caso di febbre o dolori muscolari e articolari, fatta salva la presenza di specifiche controindicazioni. Il clinico potrà inoltre decidere se prescrivere altri farmaci sintomatici, per esempio per controllare la tosse, in base alla situazione del singolo paziente. Per quanto riguarda la decisione di ricorrere a una terapia antivirale specifica, nel nostro Paese le raccomandazioni prevedono che possa essere prescritta nei pazienti non ospedalizzati a causa del COVID-19 che presentino una forma di grado lieve-moderato e almeno un fattore di rischio associato all'evoluzione verso una malattia severa. Più in particolare il documento AIFA include in questo elenco i pazienti con una patologia oncologica od oncoematologica in fase attiva, con insufficienza renale cronica, con broncopneumopatia cronica ostruttiva e/o con un'altra malattia respiratoria cronica come l'asma o la fibrosi polmonare, oltre ai soggetti che siano in ossigenoterapia per ragioni differenti dall'infezione da SARS-CoV-2. Rientrano nell'elenco anche i portatori di una condizione di immunodeficienza primaria o acquisita, gli obesi (BMI >30), i soggetti portatori di una malattia cardio-cerebrovascolare (scompenso cardiaco, malattia coronarica, cardiomiopatia, ipertensione con concomitante danno d'organo, ictus), di diabete mellito non compensato o con complicanze croniche, di epatopatia cronica, di emoglobinopatie, di patologie del neurosviluppo e neurodegenerative e tutti i pazienti di età superiore ai 65 anni. La valutazione di questi elementi rappresenta un compito fondamentale del medico di medicina generale che continua dunque a trovarsi in prima linea nella gestione del paziente con COVID-19, in particolare nella sua fase iniziale, e che quindi può garantire l'adozione della terapia più indicata per il singolo paziente e, se necessario, il tempestivo ricorso ai farmaci antivirali.


1. https://www.covid19treatmentguidelines.nih.gov

2. 2024_02_27_notizie_coronavirus.pdf

3. https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1616529/IT_Raccomandazioni_AIFA_gestione_domiciliare_COVID-19_Vers10_10.03.2023.pdf

Con il contributo non condizionato di Pfizer




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